Potito Salatto

Membro del Gruppo del Partito Popolare Europeo (Democratico Cristiano)

17.10 - Articolo su Generazione Italia su prospettive scontri Roma

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 Condannare le violenze. Ma serve nuovo Governo per dare risposte a quei giovani indignati…

di Potito Salatto – Il mondo intero, non solo l’Italia, ha condannato gli episodi di violenza scoppiati a Roma nel corso della manifestazione di pacifica protesta di sabato. Ed è giusto che sia così.
Però, al di là di questi intollerabili episodi commessi da provocatori di professione, nessuno, e dico nessuno, si è posto invece la domanda del significato di quanti (centinaia di migliaia) desideravano serenamente far sentire la loro voce su quanto sta accadendo in Europa e nel mondo.
La maggior parte erano giovani che si sentivano espropriati del loro futuro, che non si sentono più rappresentati da una classe politica che ogni giorno si va autodistruggendo e delegittimando. È mai possibile che nel Palazzo si continui una partita a scacchi nel corso della quale si pensa solo a «mangiare» pedine altrui senza mai giungere allo «scacco matto»?
Legge sulle intercettazioni, processo breve, processo lungo, legge elettorale, governo tecnico, governo istituzionale, elezioni anticipate: ma di cosa parliamo? Che senso ha addossare reciproche responsabilità all’opposizione o al governo per quanto successo, o discutere se le forze dell’ordine sono state all’altezza o meno della situazione, dimenticando peraltro che in altre identiche drammatiche occasioni hanno pagato prezzi altissimi in termini d’incolumità personale o sono state sottoposte a improponibili giudizi della magistratura?
Ci vuole tanto a capire che è giunto il momento di fermarsi, ragionare e, semmai, porre in essere un governo di unità nazionale che affronti adeguatamente la drammatica crisi economica internazionale che colpisce anche l’Italia? Cosa succederà quando avremo in piazza assieme ai giovani anche i disoccupati, i licenziati, i cassintegrati, i pensionati? L’Italia ha conosciuto e superato la crisi di quell’orribile brigatismo rosso che ha mietuto numerose vittime innocenti, varando un inimmaginabile, per l’epoca, governo di unità nazionale, pagando anche l’alto prezzo dell’assassinio di Aldo Moro promotore di quella soluzione politica. Autorevolezza e fermezza caratterizzarono quell’esperienza e la vittoria sul terrorismo fu il risultato più esaltante per tutti noi.
Una nazione come la nostra, ammirata dentro e fuori i suoi confini per cultura, fantasia, umanità, è ora ridotta a un Paese attonito, incerto, assillato da un futuro che non sembra più esserci per sé e per le future generazioni.
La classe politica nella sua totalità compia allora un sussulto d’orgoglio e di sensibilità, dimostri di essere all’altezza dei compiti assegnatigli dall’elettorato. Chi deve fare un passo indietro lo faccia con dignità; chi ne deve fare uno in avanti lo faccia con coraggio mettendo in gioco i propri interessi personali. Gli uni e gli altri saranno ricordati con stima e gratitudine. Altrimenti anche per noi, rappresentanti istituzionali, non basterà dire con Draghi: «Che peccato». Ma saremo, per non aver capito o voluto capire questa società, i primi responsabili dello sfascio politico, economico e sociale di questa Italia che pure amiamo. L’Europa, con le sue manifestazioni civili e pacifiche, ci sia d’esempio.