19.09 - Articolo su Generazione Italia
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In che Paese viviamo?
Nel corso dell’ultima seduta del Parlamento europeo che si è svolta prima delle ferie estive, le due eurodeputate francesi mie colleghe di banco, con aria sinceramente stupita mi hanno posto la seguente domanda: “Come mai una nazione come la vostra, caratterizzata da grande fantasia lavorativa, da storica cultura, da incommensurabile generosa umanità, non reagisce alla presenza di un capo di Governo ormai ritenuto inaffidabile politicamente e moralmente dalla comunità internazionale?”. Non nascondo con quanto imbarazzo, per amor di patria, abbia cercato, senza convincerle, di dare alcune giustificazioni.La domanda che invece io mi pongo è: come mai la classe politica del Pdl non sa reagire a questa situazione sempre più deprecabile e pericolosa? Io non so di che pasta siano fatti i parlamentari nazionali ma so, di certo, che i colleghi eurodeputati del Pdl sono persone perbene, scelti dall’elettorato con il voto di preferenza, lavoratori instancabili e capaci di rappresentare al meglio l’immagine e gli interessi dell’Italia nel difficile contesto dell’Ue. E voglio dire, con la massima sincerità, che anche le colleghe, spesso ingiustamente ritenute le “veline” del Cavaliere solo perché giovani e carine, sono le più presenti e accanite lavoratrici con adeguata professionalità politica. Malgrado ciò sono tutti frastornati, non sanno come reagire adeguatamente.
Si ritiene davvero inimmaginabile quanto da noi auspicato a livello europeo e cioè un solo gruppo parlamentare formato da Pdl, Udc, Fli e Api, in grado di far valere al meglio la sua rappresentatività all’interno del Parlamento dell’Ue e in particolare nel Ppe? Noi di Fli abbiamo scelto “la traversata del deserto” senza rimpianti, compiendo anche atti di grande coraggio (penso alle dimissioni dal Governo di Menia e Buonfiglio; non capisco ma rispetto le attuali posizioni di Ronchi e Urso, dimissionari anch’essi) perché ci siamo riconosciuti in pieno nell’atto di coraggio di Gianfranco Fini che ha indicato gli errori che il Pdl e il Governo Berlusconi andavano compiendo.
Si parla di crisi di valori che caratterizza l’attuale società italiana. Tutto vero. Allora mi chiedo, io che non sono mai stato un moralista, cosa dicono i parlamentari e gli elettori del Pdl ai propri figli di fronte allo scempio morale che caratterizza il presidente del Consiglio? Per me non ha alcuna importanza se ci siano estremi penali: quale esempio di vita è il suo per la nostra società? Sì, proprio per quei figli ai quali non si offre un futuro certo, che scendono in piazza con gli studenti che protestano, che hanno difficoltà a trovare una collocazione perché non vogliono, con l’orgoglio tipicamente giovanile, essere inseriti nelle vicende di Parentopoli.
Chi di noi non ha sofferto nel vedere Sarkozy e Cameron osannati a Tripoli come liberatori, dopo che noi abbiamo fornito basi, uomini e mezzi alla Nato? Avremmo potuto, del resto, immaginare qualcosa di diverso vista la inaffidabilità del nostro Governo per i rapporti avuti con Gheddafi (ricordate il baciamano di Berlusconi al Colonnello) e la iniziale ritrosia a essere coinvolto nelle operazioni militari in Libia? Dov’è la nostra politica estera? L’Italia sta affondando sempre più e sembra che la questione non ci riguardi da vicino. Dunque l’appello che possiamo e dobbiamo fare agli uomini di buona volontà è: cambiare, cambiare, cambiare, per la nostra dignità e quella dell’Italia. D’altronde diceva Cavour: “Il primo bene di un popolo è la sua dignità”.
Quanti di noi politici abbiamo subito la gogna mediatica delle inchieste giudiziarie, difendendoci nei processi conclusisi dopo anni con piene assoluzioni certo, ma con rinunce e immensi sacrifici? Ricordo che all’epoca Emilio Fede nei suoi telegiornali comunicava quotidianamente, con evidente compiacimento, incriminazioni, arresti di parlamentari, inchieste esplosive eccetera. Eppure ne siamo usciti fuori con riconosciuta dignità personale e politica.
Non so se anche oggi ci sia quell’accanimento giudiziario di cui Berlusconi parla e che caratterizzò la fine della Prima Repubblica, identificandosi nell’immagine giustizialista dell’allora pm Antonio Di Pietro. Molti politici pagarono di persona (Andreotti, Darida, Mannino, Formica eccetera) con la distruzione delle loro carriere salvo risultare poi assolutamente innocenti. Fu quella un’epoca nella quale conoscemmo anche una serie di suicidi di eccellenti imprenditori (Cagliari e Gardini). Da quello che appare invece oggi sulla stampa non solo italiana so solo che siamo certamente in presenza di una discutibile condotta recidiva nel perseguire uno stile di vita di certo non moralmente condivisibile per qualsiasi comune cittadino, figuriamoci per un capo di Governo. Una recidiva fatta forse di superficialità, di ingenuità? Ma si può avere un presidente del Consiglio superficiale e ingenuo?
A Berlusconi va certo riconosciuto il merito di aver salvato il Paese dalla “gioiosa macchina da guerra” che avrebbe portato il PCI alla guida dell’Italia dopo Tangentopoli. Ora, per il suo stesso interesse e la sua immagine, faccia un passo indietro di sua spontanea volontà per il bene economico, sociale e politico di noi tutti. Questo è il dovere di chi vuole essere ricordato come uno statista. Almeno Kohl gli sia da esempio!
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