Potito Salatto

Membro del Gruppo del Partito Popolare Europeo (Democratico Cristiano)

25.08 - Articolo su Generazione Italia su ruolo dell'Europa

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 Riscoprire un vero spirito di integrazione europea

 
Credo sia ormai chiaro a tutti che l’Europa, così com’è, non va più. Manca una politica estera comune; ogni Stato bada solo ai propri interessi, spesso in contraddizione con quelli degli altri; Francia, Germania e Inghilterra, quest’ultima con l’aggravio di aver rifiutato la moneta unica, tentano sempre più di svolgere un ruolo primario noncuranti delle altre nazioni aderenti all’Ue; non esiste una strategia omogenea per lo sviluppo
economico e ci si limita solo a tappare buchi senza alcun proposito di lungo termine.
Mi auguro che alla ripresa autunnale le delegazioni italiane presenti al Parlamento di Strasburgo sappiano avviare un’iniziativa politica adeguata al di fuori delle posizioni nazionali che ognuno esprime, in modo da ritagliarsi un ruolo che sia il più possibile incidente. Per fare ciò abbiamo però bisogno di un governo nazionale autorevole, di un rapporto più strettamente operativo fra noi deputati, il Governo e il Parlamento italiano, così come accade ai rappresentanti degli altri Stati.
A cosa serve partecipare, com’è doveroso, a operazioni militari internazionali con drammatiche perdite di vite umane, se poi rispetto agli altri Paesi i ritorni economici nostri non sono adeguati? Come si può immaginare che il fenomeno dell’immigrazione clandestina sia un problema solo italiano? Chi può pensare che le economie dei singoli Stati siano solo una criticità interna agli stessi? E com’è possibile che il Parlamento europeo, eletto a suffragio universale e con le più ampie funzioni attribuite dal Trattato di Lisbona, sia relegato a un ruolo di secondo piano rispetto alle decisioni del Consiglio e della Commissione?
Questa insomma non è l’Europa che i padri fondatori immaginarono. Spetta a noi il compito di risollevarne il livello politico in autonomia dai poteri finanziari e burocratici che fanno da padroni, se davvero vogliamo che nel futuro anche questo continente svolga un ruolo non secondario sullo scacchiere mondiale. Scacchiere che ormai è in continuo movimento, con nuovi equilibri ancora non bene individuabili sebbene immaginabili. E ciò non solo nell’interesse di tutti i 27 Paesi membri, ma soprattutto di quello dei giovani tormentati da un futuro sempre più incerto e che guardano all’Europa come la loro ultima possibilità di riscatto.