Potito Salatto

Membro del Gruppo del Partito Popolare Europeo (Democratico Cristiano)

01.01 - Intervista ad Affari Italiani

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Salatto, Fli: “Roma città spenta e infiacchita”

di Fabio Carosi
 
C'era una volta la Dc romana. Poi la dissoluzione. Trent'anni di politica attiva alle spalle, una seggiola da consigliere comunale, una alla Regione con tanto di assessorato al Bilancio, vicepresidenza della Giunta e presidenza del Consiglio. All'attivo anche una denuncia per la quale ha combattuto quattordici ani, prima di aver ragione. Ora è un europarlamentare, uno di quelli che fa avanti e indietro Roma-Strasbrugo, Roma-Bruxelles e osserva dall'alto. Ma neanche tanto.
 
Onorevole Salatto, come viene vista Roma da Bruxelles e da Strasburgo?
Non c’è dubbio che i cittadini europei e non solo guardino a Roma con grande rispetto per quello che ha rappresentato nella sua storia e per quello che rappresenta oggi, non fosse altro per i suoi secolari monumenti, per la presenza del Vaticano e altri fattori che la rendono un polo di attrazione internazionale. Purtroppo, quest’anno, al rientro dai miei recentissimi viaggi istituzionali da Bruxelles e da Strasburgo, sono stato assalito da una grande amarezza. Di fronte a me ho trovato una città spenta, infiacchita, incapace di entusiasmarsi, di respirare quell’aria natalizia che altrove ti circonda. Insomma, un’aria non degna di una capitale europea che Roma, invece, meriterebbe di essere e non solo sulla carta.
 
Da oggi è in vigore la tassa di soggiorno. Secondo lei era necessaria?
Comprendo le esigenze di cassa dell’amministrazione comunale, ma avrei evitato di aggravare i costi in un momento di così difficile crisi economica. Non vorrei si traducesse in un disincentivo per il turismo che già fatica a riprendersi dai colpi inflitti dalla crisi.
 
La Roma del centrodestra è anche un po’ sua. Cosa cambierebbe?
Al sindaco Alemanno consiglierei di rafforzare la Giunta per dare un più incisivo impulso alla macchina amministrativa e alle scelte che si rendono necessarie per rendere più vivibile la città. Penso al problema storico del traffico che non è stato affrontato a dovere, alla sistemazione del manto stradale, al miglioramento dei servizi, all’illuminazione di molte strade che ancora è ferma agli Anni Sessanta e così via.
 
Oltre a essere europarlamentare lei è anche il coordinatore di Fli e persino buon amico del sindaco Alemanno. È cambiato qualcosa dopo il 14 dicembre tra lei e Alemanno?
Io e il sindaco Alemanno ci siamo trovati da tempo su opposte posizioni. Io con Fini e lui con Berlusconi. In politica succede. L’importante è che la stima rimanga immutata.
 
Quale sarà il percorso di Fli nel 2011, ammesso che non si vada ad elezioni. E a Roma e nel Lazio?
Noi di Fli riteniamo che il Paese abbia bisogno di un centrodestra efficiente in termini di realizzazione dei suoi programmi, che vada oltre gli slogan, che prenda atto pubblicamente della crisi economica e si muova adeguatamente. Serve un centrodestra strutturato a livello politico e organizzativo sul territorio, in modo da offrire concrete possibilità di partecipazione ai cittadini e ai quadri dirigenti. In una parola, tutto ciò che il Pdl doveva fare e non ha fatto.
 
Concludiamo con l’Europa. A parte qualche suggestione e ai temi finanziari e monetari, sembra sempre un po’ lontana. È un problema solo italiano?

No, non è un problema solo italiano. Basta guardare l’affluenza degli elettori degli altri Paesi nel corso delle consultazioni per rinnovare l’assemblea europea. Questo non piacevole dato è la somma di due fattori: da un lato c’è un difetto di comunicazione da parte della struttura europea, dall’altro si tratta di una strategia degli organi di informazione delle singole nazioni. In gran parte sono controllati dal potere finanziario e preferiscono sminuire il peso di Bruxelles e Strasburgo per farne apparire deboli le scelte. È un paradosso gigantesco perché si dimentica, anzi è più comodo dimenticare, che l’80 per cento della produzione legislativa del nostro parlamento è condizionata dalle direttive dell’Unione.