Potito Salatto

Membro del Gruppo del Partito Popolare Europeo (Democratico Cristiano)

26.12 - Intervento su Generazioneitalia.it

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Impegniamoci per offrire a tutti un Futuro di Libertà
 
Alla fine di ogni anno è consuetudine fare un bilancio di se stessi e di ciò che ci circonda. Se guardiamo a questo 2010 non c’è certo da rallegrarsi e tantomeno si può immaginare un 2011 in termini positivi. È un Paese, il nostro, ormai riverso su se stesso, incapace di trovare quello scatto di orgoglio necessario a una ripresa politica, economica e sociale. La disoccupazione aumenta, fra poco i fondi per la cassa integrazione finiranno; le imprese stentano a recuperare il terreno perduto; i giovani, con il pretesto della riforma scolastica, manifestano tutta la loro rabbia verso una società che non dà loro certezze per il futuro; le classi sociali più povere sembrano ormai rassegnate allo stato d’indigenza in cui versano; le città (vedi Roma Capitale) sono buie e meste al contrario della scintillante luminosità natalizia che avvolge gli altri Paesi europei; la cristianità sbanda a causa dagli scandali che hanno colpito la Chiesa; le persecuzioni religiose si moltiplicano nei Paesi musulmani e non solo; la classe dirigente ha perso la bussola, non segue più le logiche, giuste o sbagliate, della politica con la P maiuscola e non sa più ritrovare una via d’uscita dall’attuale confusione istituzionale. Tutto ciò viene paradossalmente e impunemente negato da chi, avendo responsabilità della guida della cosa pubblica, continua a dire che stiamo bene, anzi meglio di altri Paesi. Viviamo in una società ormai senza valori, i cui riferimenti di vita sono quelli trasmessi dagli organi d’informazione, innanzitutto dalla televisione: il Grande fratello, l’Isola dei famosi, le veline e i calciatori diventano miraggio di popolarità e di ricchezza.
Smettiamo dunque di rifiutare aprioristicamente il diverso per colore della pelle o per la diversa professione di fede religiosa. Questo non ci giova e ci pone fuori dalla storia dei nostri tempi presenti e futuri. È questo che la nostra generazione lascerà a quelle che verranno? Ognuno di noi, rappresentanti istituzionali a tutti i livelli, faccia un passo in avanti, abbia il coraggio di proporre nuovi modelli compatibili con le aspettative di miglioramento sociale, fuori da egoismi personali carrieristici.
Lo scempio morale compiuto in questi ultimi giorni da chi è stato eletto dal popolo o nominato dai capi di partito ha dato una visione indegna della classe politica accomunando in un solo giudizio negativo anche chi non si è mai venduto per un piatto di lenticchie.
Per riprendere quel cammino che ha sempre caratterizzato il nostro come un Paese orgoglioso in grado di superare tutte le difficoltà della sua storia con una capacità invidiata da altri, abbiamo bisogno di ripristinare valori universali ormai considerati obsoleti e che invece sono il faro di ogni civiltà che si rispetti.

Basta con gli steccati ideologici, sconfitti o superati dalla storia, basta con i leaderismi illusori. Si affrontino i temi reali della nostra società chiamando a raccolta quanti sono pronti a spendersi per il bene della comunità con proposte ragionate e non con slogan urlati. Facciamo nostro, a tale proposito, il richiamo del Santo Padre. I governanti riscoprano la loro doverosa vocazione all’ascolto piuttosto che pretendere che i cittadini ascoltino loro e solo loro attraverso i mezzi di informazione spesso manipolati dal potere pubblico od occulto. Riscopriamo e impegniamoci per offrire a tutti un Futuro di Libertà che non sia solo uno slogan, ma un impegno civile e politico concreto, vero, imprescindibile.