Potito Salatto

Membro del Gruppo del Partito Popolare Europeo (Democratico Cristiano)

27.08 - Intervento su Generazioneitalia.it

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 Bisogna superare questa Repubblica del gossip

 
Ma è davvero questa la Seconda Repubblica che i cittadini si aspettavano dopo Tangentopoli? Una Repubblica dominata da gossip, insulti personali, diktat, espulsioni, minacce a chi la pensa diversamente, coinvolgimenti giudiziari senza che alcuno immagini di dimettersi in attesa di un giudizio definitivo? Regolata da continui giochetti per bollare e dividere, secondo il proprio piacimento, i propri interlocutori in buoni e cattivi, in falchi e colombe, nella speranza di disarticolarli e con l’uso di pretendere garanzie di fedeltà al proprio capo (ricordo il giuramento dei candidati Pdl a governatori durante il comizio a San Giovanni di Berlusconi), mortificando, così, e umiliando la personalità di quanti sono politicamente impegnati? Nominando un Parlamento al di fuori della volontà degli elettori con deputati e senatori, spesso frutto di parentopolicrazia, che devono rispondere solo a cinque o sei oligarchi dai quali dipende la loro elezione? Annunciare, senza realizzarle, riforme parziali, sospettabili di essere ad personam, del sistema giudiziario e della libertà di stampa, piuttosto che definire complessivamente la materia?
E i problemi del nostro Paese da chi sono affrontati? La crisi economica, la disoccupazione, l’immagine del Paese all’estero non dovrebbero, forse, essere trattati da chi ha le maggiori responsabilità di governo? Basta, in un Paese civile e democratico, una cena fra il Presidente del Consiglio dei Ministri (Berlusconi) e un Ministro (Bossi) per decidere se andare a elezioni anticipate qualora non si accettassero, in toto e senza discussione con alcuno, le loro tesi?
L’opinione delle altre forze politiche e del Presidente della Repubblica, sono solo fastidi da ignorare? Gli altri Paesi della Comunità Europea si comportano così nella gestione della cosa pubblica?
Darei chissà cosa per avere risposte a queste domande da cittadino comune. E se non le dovessi avere, sono già contento che quelli come me, vicini al Presidente Fini, se le pongano. Vuol dire che, perlomeno, c’è qualcosa di buono che in altri manca: la presa di coscienza dell’assurdo mondo in cui viviamo e la volontà di superare questa incredibile realtà. Per il bene dell’intero Paese.
 
*eurodeputato del PPE e coordinatore romano di Generazione Italia