05.11 - Articolo su Generazione Italia
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Le elezioni? Solo se non riusciamo a fare un governo di ricostruzione
Pensate: la Grecia e il suo capo di governo ci hanno dato una lezione di grande spessore politico. Quella Grecia da molti, erroneamente, ritenuta una nazione in piena decadenza culturale, economica e politica.
Il premier Papandreou non solo ha affrontato Francia e Germania con orgoglio e dignità, rilanciando sul tappeto l’ipotesi di un referendum sul programma di risanamento richiesto dalla EU e da lui formulato. Con una posizione di maggior forza, ha trattato e ottenuto la fiducia del parlamento ellenico, quindi ha dato la sua disponibilità a un passo indietro per un governo di coalizione che includa PASOK (partito socialista) e Nea Democratìa (partito democratico) e che possa meglio gestire la crisi del proprio Paese. Solo dopo il fallimento di questa ipotesi le elezioni anticipate saranno inevitabili. Per non parlare poi di Zapatero, che per primo ha compreso di dover lasciare, annunciando la sua non ricandidatura alle prossime consultazioni spagnole.
Noi invece cosa facciamo? Rincorriamo Berlusconi per acquisire nuovi deputati fra i partiti di opposizione e ci difendiamo da improbabili nostre defezioni a favore del Governo. E mentre l’Europa e il Fondo monetario internazionale ci mettono sotto osservazione, se non proprio sotto sorveglianza, il nostro capo di Governo pubblicamente rileva che il nostro è un Paese ricco, con un diffuso benessere. E dimentica la disoccupazione non solo giovanile, i cassintegrati, i pensionati, i dipendenti statali con stipendi sempre più irrisori. Siamo all’impudicizia, che ci fa comprendere perché non abbiamo più credibilità nel mondo.
Fli e il Terzo Polo devono continuare con insistenza a proporre un governo di salute pubblica che coinvolga le forze parlamentari più responsabili. La parte migliore del Pdl, certo, non deve, non può e non è esclusa da questo nuovo quadro istituzionale. Noi vogliamo, in questa prospettiva, ricostruire un centrodestra che sia ampio, forte e rappresentativo fra tutti coloro che oggi si riconoscono nel Partito popolare europeo e che sentono la necessità di aiutare l’Italia con un sussulto d’orgoglio, anche rischiando personalmente. L’implosione del Pdl non ci interessa e non la auspichiamo.
Non si può immaginare di far politica giocando la schedina dopo aver conosciuto i risultati. Immaginare i nostri sforzi solo per perseguire, nella migliore delle ipotesi, il 15 o il 20 per cento dell’elettorato è certo motivo di soddisfazione, ma in prospettiva mostrerebbe la limitatezza per le grandi sfide di cambiamento che ci attendono. La politica è passione, razionalità, intelligenza e ciò comporta inevitabilmente rischi personali, onori e oneri, se si vuole riacquistare quella credibilità oggi ridotta al lumicino nei giudizi delle persone.
Il problema vero è che il coraggio o lo si ha o non lo si acquista al supermercato. Sarò un ottimista inguaribile ma sono convinto che molti questo coraggio lo avranno per il loro bene, ma soprattutto per quell’Italia che intendiamo rappresentare con ritrovato orgoglio e dignità dentro e fuori dai nostri confini.
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