Potito Salatto

Membro del Gruppo del Partito Popolare Europeo (Democratico Cristiano)

10.10 - Intervento su Generazione Italia su futuro di Fli

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 Fli si prepari a nuovi scenari

Le parole del cardinal Bagnasco prima, quelle del Santo Padre poi, le manifestazioni di protesta dei giovani, il dissenso ormai esplicito di numerosi deputati del Pdl, la grave situazione economica del Paese, il declassamento del ruolo politico internazionale dell’Italia, richiedono ormai con la massima urgenza un nuovo assetto politico-parlamentare che dia spazio a una nuova generazione politica.
Non invidio affatto il ruolo di Alfano. Richiedere a lui un parricidio quale quello di Sarkozy con Chirac e della Merkel con Kohl è impensabile e comunque non attuabile. Bisogna aspettare quegli eventi, che ormai si susseguono a ritmo serrato, che spingeranno Berlusconi a decidere spontaneamente per un’uscita di scena se, come ha detto recentemente Fini, egli ha a cuore gli interessi dell’Italia. Solo allora sarà possibile una ricomposizione di quel centrodestra moderato che potrà governare in alternativa alla sinistra. Perdere questa occasione farebbe gravare su tutti noi la responsabilità di un nostro insuccesso elettorale.
Nel frattempo Fli deve sapersi organizzare sul territorio con congressi unitari che diano slancio, vitalità e visibilità a una classe dirigente capace di creare un partito territoriale, punto di riferimento permanente per i cittadini sempre più pressati da problemi e in cerca di risposte adeguate.
L’esito della raccolta delle firme per il referendum elettorale, così come la recente massiccia partecipazione alla scorsa consultazione referendaria, dimostrano che la sfiducia della gente è contro alcuni politici e che anzi c’è un gran desiderio di riappropriarsi direttamente della politica.
Qualsiasi riforma elettorale non potrà, quindi, non restituire agli elettori la possibilità di scelta dei propri candidati. E qualora dovesse rimanere in vita questo «porcellum» si salveranno solo quei partiti che daranno vita alle primarie per far indicare chi deve essere inserito nelle liste elettorali dei partiti stessi.
Contrariamente a quello che il Palazzo immagina, i nostri giovani vogliono essere protagonisti della vita civile e politica come non mai. A loro va dato spazio, possibilità di cimentarsi e di decidere direttamente del loro futuro. Se tutto questo non verrà fatto, per insipienza o per piccoli interessi di bottega, non bisogna essere degli indovini per capire che dopo la «primavera araba» è alle nostre porte un «autunno italiano» e, perché no, uno «europeo» con sbocchi disastrosi per tutti noi.