Potito Salatto

Membro del Gruppo del Partito Popolare Europeo (Democratico Cristiano)

04.09 - Articolo su Generazione Italia su evasione fiscale

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 La piaga dell’evasione

 
Nessuno di noi sa, al momento, come finirà questa finanziaria. Il balletto dei cambiamenti è ancora in corso da parte del Governo. Le aule parlamentari faranno poi il resto. Un proverbio cinese dice che “i tempi cattivi sono tempi buoni per i forti”. Ecco a noi mancano i forti e questo è il giudizio che i mercati e gli altri Stati danno di noi aggravando la nostra crisi economica con conseguente emarginazione internazionale dell’Italia. Io non so cosa passi per la testa al nostro Governo. Cosa significa “prevenzione” dell’evasione fiscale? Dobbiamo forse girare casa per casa degli evasori per spiegare loro che l’evasione è qualcosa di terribile? “Inasprimento alla lotta della evasione” si grida a gran voce. Ma allora fino ad ora cosa abbiamo fatto in merito? Ovviamente l’ipotesi di un sistema fiscale di stampo Americano con la detrazione totale da parte dei cittadini delle spese dalla propria dichiarazione dei redditi non ha trovato un minimo di attenzione pur potendo essere, questa, una delle più importanti riforme del nostro sistema. Tagli di qua, tagli di là, colpendo i soliti cittadini meno facoltosi, gli Enti Locali, ecc. Questi ultimi fanno bene a reagire, ma sarebbe forse più opportuno che limitassero le loro spese di consulenze, di rappresentanza, di pletorici uffici stampa, di iniziative clientelari non produttive. La famosa tassa di solidarietà è rimasta solo per i dipendenti pubblici che certo non navigano nell’oro. In Francia i più importanti imprenditori hanno chiesto di essere maggiormente tassati per aiutare la Nazione. In Germania, decine di facoltosi cittadini propongono al governo per il 2009/2010 un’imposta patrimoniale straordinaria del 5% a chi ha un patrimonio superiore al 500mila euro in modo che lo Stato possa incassare subito 100miliardi di euro. In America il magnate Buffet sul New York Times dichiara che lui paga il 17,4% di tasse sul suo reddito annuo (40 milioni di dollari) prodotto da investimenti finanziari mentre i suoi dipendenti versano alle casse dello Stato il 36% del loro reddito di lavoro. Pertanto propone di ridurre di 2 punti la tassazione dei redditi bassi ed elevare invece di qualche punto le tasse delle famiglie ricche. Come mai da noi tutto ciò non si è reso possibile? Forse perché ha ragione Andreotti quando dice: ” L’Italia è stimata nel mondo per le sue virtù. In particolare per la modestia  che si esercita quando viene compilata la dichiarazione dei redditi”. Ergo da noi non esistono patrimoni tali da meritare, in tempo di crisi, un prelievo fiscale più adeguato rispetto a quello dei dipendenti pubblici e dei pensionati. Mi auguro che il Terzo Polo faccia la sua parte nelle sedi parlamentari.