Potito Salatto

Membro del Gruppo del Partito Popolare Europeo (Democratico Cristiano)

13.08 - Intervento su Generazione Italia su crisi

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 Occidente è su orlo del baratro. Mettiamo da parte le beghe interne e reagiamo uniti

“Nessuno sa come finirà questa crisi dell’Occidente. L’America e l’Europa sono sull’orlo di un baratro avendo da tempo, per ragioni di miopia politica, sottovalutato la dinamica di una crisi che, per le sue  dimensioni, può travolgere anche gli assetti dei sistemi istituzionali dei Paesi interessati”. Lo scrive l’eurodeputato di Fli Potito Salatto in un editoriale pubblicato sul sito di Generazione Italia. “Da tempo noi di Fli, con Fini in testa – aggiunge Salatto – abbiamo sollecitato una riflessione, anche autocritica, per svegliare le coscienze ma soprattutto per indurre il presidente del Consiglio Berlusconi ad avviare immediatamente un  percorso di riforme strutturali e strategiche per quella ripresa  economica senza la quale ogni taglio alla spesa pubblica non sarebbe stato insufficiente”.
“In contemporanea, più volte, - continua l’eurodeputato – abbiamo sottolineato che senza una omogenea politica economica dell’Unione Europea che ponesse fine a giochetti di pura finanza posti in essere da qualcuno con l’obiettivo  di soddisfare ansie egemoniche di un Paese sull’altro (penso alla Francia e alla Germania) anche il destino di questo Continente sarebbe stato segnato. Finalmente sembra che tutti abbiano capito che qualcosa di serio e di organico vada fatto per il bene comune! Io non so quali saranno i contenuti dei vari programmi, da quello USA a quello Europeo e, di conseguenza, a quelli dei singoli Stati dell’Ue. So solo, e lo dico da qualche anno, che l’Occidente tutto rischia di  vedere crollare inesorabilmente la propria civiltà”.
“La Storia – prosegue Salatto – insegna che quando in una civiltà vengono meno valori, ideali ed esplodono in concomitanza crisi economiche di epocali  dimensioni, questa civiltà implode e scompare a vantaggio di altre che  invece hanno loro valori e potere economico. Basti pensare alla Roma Antica scomparsa per l’introduzione della religione Cristiana in luogo di quella pagana unitamente alla crisi  economica quale conseguenza di non più sostenibili spese militari che  consentivano il mantenimento di quel dominio militare così esteso da  renderla protagonista di un Impero di dimensioni mai fino ad allora conosciute. Se aggiungiamo altri due fattori non secondari quali la dilagante  corruzione e la pressione alle frontiere dei popoli “barbari” che cercavano nuovi spazi di sopravvivenza per soddisfare i loro bisogni di vita, ci rendiamo conto che oggi, in forma diversa ma analoga, siamo nella  stessa situazione di quell’epoca. Identica cosa è successa, per portare esempi più vicini a noi, all’Impero Sovietico con l’abbandono degli ideali marxisti-leninisti e la concomitante crisi economica derivata dalle spese militari a favore del programma di difesa spaziale antagonista a quello degli Stati Uniti d’America. Un’inimmaginabile implosione ha posto fine a una delle più grandi potenze militari e politiche di quel momento”.
“Ho paura, dunque, - chiosa l’europarlamentare – che se non ritroviamo quei valori civili e religiosi che hanno caratterizzato la nostra civiltà occidentale e se non abbiamo la forza, con indubbi sacrifici equanimemente ridistribuiti, di rilanciare la nostra economia, potremo forse ritardare non certo arrestare quel processo di decadimento al quale, inconsciamente, assistiamo. La Cina, l’India sono alle porte; i popoli poveri premono alle nostre frontiere con esodi sempre più massicci. La potenza militare e tecnologica che consente ancora all’America di garantire una superiorità occidentale corre il rischio di essere superata con uno squilibrio mondiale epocale. Se penso ad altre civiltà scomparse come quella Egiziana, Greca, Orientale, che pure hanno dominato il mondo non mi meraviglio che questo possa capitare anche a noi. Mi auguro, però, soprattutto per le nuove generazioni, che questo non accada almeno per ora”.
“Tutto dipenderà – conclude Salatto – dalla lucidità e lungimiranza delle classi dirigenti dei Paesi interessati, non ultimo il nostro. Lasciamo da parte, per ciò che riguarda noi italiani, il nostro atavico provincialismo e le nostre beghe interne che sono nulla al confronto della posta in gioco. Questa è una vera emergenza mondiale, una sostanziale terza guerra mondiale economico-finanziaria, certo senza morti ma che potrebbe portare, comunque, tutti all’autodistruzione facendo diventare i nostri Paesi il Terzo Mondo del XXI secolo…”