Potito Salatto

Membro del Gruppo del Partito Popolare Europeo (Democratico Cristiano)

05.07 - Intervento su Generazione Italia

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 L’Italia vive giorni inquieti e la politica si chiude nel palazzo

 
L’Italia vive giorni inquieti, gli animi sono agitati, al Sud come al Nord del Paese. Le consultazioni elettorali hanno rappresentato quel moto di ribellione, quel momento di forte protesta sociale che la quotidianità dell’agenda politica ha cercato invece di minimizzare, di zittire e lasciarsi dietro con l’arma bianca della routine. Eppure è chiaro che la miccia è ormai innescata, il malessere è riesploso in piazza, lungo i percorsi per la Tav e per le strade di Napoli soffocate dai rifiuti. E però sarebbe un grave errore, un difetto di miopia circoscrivere tutto a due episodi, a due fenomeni locali e localizzati: c’è altro, molto altro. A partire da quella manovra finanziaria che è vero (in parte) che non mette le mani in tasca ai cittadini e che però, per come è strutturata, potrebbe addirittura far vuotare le tasche a molti, soprattutto ai ceti a basso reddito.
E la politica? Rimane autoreferenziale, chiusa nel palazzo e convinta di essere capace di legittimarsi da sola. Una debolezza generale e particolare questa, visto che ormai è la caratteristica che meglio descrive la maggioranza del Governo, così arroccata sulle sue posizioni per difendere ciò che le pare interessare veramente: il potere, le poltrone, le cariche. Nulla di nuovo sotto il sole, ci mancherebbe. Il problema, così il cerchio si chiude, è che la piazza, la gente, ha fatto chiaramente capire di non poterne più, di volere un segno di svolta chiaro e tangibile. Non si accontenterà, insomma, delle solite rassicurazioni di circostanza. Non sarà galantuomo, per una volta, il tempo.
Noi che facciamo parte del Terzo Polo dobbiamo dunque doverosamente chiederci che cosa fare in questo momento, quale deve essere il nostro ruolo, che forme e contenuti deve avere il nostro agire. Ecco, io penso che esista una sola risposta coerente: il Terzo Polo deve rompere ogni indugio, proporre dei contenuti chiari, precisi, realizzabili, intelligenti. Che sappiano leggere i bisogni veri degli elettori. E soprattutto, per non sbagliare, per non rischiare anche noi di non centrare il bersaglio, questi contenuti devono essere sottoposti al vaglio dei cittadini prima delle elezioni, al più presto, in modo che ci sia margine di manovra per ogni correzione di tiro.
Insomma, sarà semplice, forse superfluo ribadirlo, eppure le notizie di queste ultime ore non fanno altro che confermarlo: il Terzo Polo deve porsi come punto di riferimento per una vasta area di centrodestra veramente alternativa alla sinistra. Come? Rafforzando quelle istituzioni e quelle procedure tipiche della politica rese così fragili dalla continua guerra interna ai partiti e da un’azione politica fin troppo miope. Solo così rialzeremo la testa e, elemento non trascurabile, solo così torneremo a guadagnare terreno nel contesto internazionale, anziché continuare a farci ridere dietro.
Continuare a ribadire che bisogna ridurre i costi della politica senza che si decida, una volta per sempre, di tassare adeguatamente le ricchezze – che pure sono in mano di non pochi – o di rivedere gli incredibili emolumenti ai manager pubblici che quasi sempre gestiscono aziende permanentemente in rosso per loro incapacità professionale, rappresenta una beffa, un’autentica truffa di Stato. Ridurre le auto blu è solo un palliativo dato in pasto a cittadini increduli, è una goccia nel mare. Piuttosto le Province, le Asl e le aziende pubbliche sono tutte da riconsiderare in un momento come questo e, certo, anche il numero dei parlamentari va presto ridotto. Perché se non si fa nulla alla beffa continuerà a seguire il danno e il Paese esploderà. Dio non voglia!
 
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