07.04 - Intervento su FareItalia.com
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Cari amici di Fli, la politica del rancore non paga
Credo sia giunto il momento per tutti di fermarsi per un attimo e ragionare politicamente su quanto sta succedendo all’interno e fuori di Fli. C’è forse qualcuno che non comprende lo stato d’animo attuale dei militanti di questo partito, confusi e disorientati dopo i primi entusiasmi che hanno dato vita a migliaia di circoli di Generazione Italia prima, di Futuro e libertà poi, sul territorio nazionale? Chi vive nel palazzo, si rende conto o no che anche il nostro elettorato non capisce più qual è la rotta del partito? Poiché ritengo che la nostra classe dirigente sia fatta da persone esperte e intelligenti, sono convinto che tutto ciò sia ben chiaro e che, quindi, sia opportuno definire, una volta per tutte, la strategia e i contenuti del nostro corale impegno.
Fli è un partito di centrodestra? Siamo certi fino in fondo che il terzo polo sia un’occasione per ricompattare quanti si riconoscono nella stessa area politica, quella del centrodestra, concorrenziale al Pdl e alternativa alla sinistra? Se così è, e non potrebbe essere altrimenti, che senso ha, per alcuni, fare fughe in avanti partecipando a manifestazioni indette dalla sinistra nel suo complesso o ipotizzare alleanze locali per le amministrative con il centrosinistra stesso?
È vero, da che mondo e mondo, negli enti locali c’è un esercizio dell’autonomia che può diversificarsi, come eccezione alla regola, dalle linee ufficiali del partito nazionale. Ma questo può valere per piccoli comuni, non per grandi città peraltro capoluoghi di provincia. I sondaggi ultimi non sono per noi certo incoraggianti, ma sono convinto che possiamo risalire la china se la si smette di interessarsi solo a quale spazio prevedere per se stessi nella prospettiva delle elezioni nazionali con le liste bloccate.
Così non si va da nessuna parte. Io resto ancorato alle affermazioni del presidente Gianfranco Fini che ha sempre ripetuto a gran voce: «Dobbiamo essere un partito nuovo aperto al contributo e alle adesioni di chiunque si riconosca politicamente in noi. Non dobbiamo ricostruire una Alleanza Nazionale ridotta ai minimi termini. Siamo nel centrodestra, concorrenziali al Pdl, alternativi alla sinistra». Ho grande stima nelle capacità di Italo Bocchino, sia politiche che organizzative. Ma per il ruolo a lui assegnato deve avere il coraggio di tenere dritta la barra del partito, evitando, anche lui, di farsi attrarre da false sirene. Immaginare, da parte di chiunque, di poter essere il proprietario del partito, non rende vantaggi né a Fini, né a se stesso, né a quanti ancora credono in Fli.
La saggezza, l’intelligenza, la mediazione, la capacità strategica, sono doti essenziali per chi ha responsabilità di guida non solo formali. L’unità raggiunta dopo lo sciagurato congresso costituente di Milano, è un patrimonio che non può essere distrutto per egoistici e meschini interessi personali. Gianfranco Fini non merita questo e noi tutti saremo responsabili, come classe dirigente, se il progetto di Mirabello dovesse naufragare.
Andiamo avanti nel terzo polo senza timori di fantomatiche e improponibili annessioni da parte di qualcuno. Bisogna avere il coraggio e la pazienza di mediare in questa fase così difficile. Non possiamo, per miopi disegni egoistici, permetterci il lusso di affidare nuovamente il Paese alla sinistra. Il dopo Berlusconi sicuramente creerà le condizioni per un ricompattamento di tutto il centrodestra su basi nuove. La politica del rancore non paga. Non è importante sapere da dove si viene: è importante sapere dove si va senza aprioristiche preclusioni per vicende passate. Tutto ciò è solo un auspicio? Forse, ma in politica i sogni, quelli realizzabili certo, sono l’anima dell’impegno. Ecco, diamo a tutti un sogno, perseguiamolo con coraggio e lealtà. Lo dobbiamo a quanti, con sacrificio, hanno creduto in noi in questa esaltante avventura offertaci dalla lungimiranza di Gianfranco Fini. Smettiamola di farlo apparire, a torto o a ragione, come un gigante Gulliver prigioniero dei lillipuziani.
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