Potito Salatto

Membro del Gruppo del Partito Popolare Europeo (Democratico Cristiano)

12.01 - Editoriale su Agora Magazine su manifestazione Libia

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Sono rimasto incredulo quando l’ambasciatore libico ha rifiutato di ricevere me e il collega Enzo Rivellini. E la ragione di questo mio stupore, che presto è diventato sconforto e delusione, è duplice: da una parte perché abbiamo bussato alla sua porta in qualità di rappresentanti del Parlamento europeo, e dunque non penso che quello dell’ambasciatore libico sia stato un bel gesto a livello diplomatico; dall’altra perché lo spirito della manifestazione che abbiamo organizzato lunedì mattina non è stato compreso. E non per un difetto di comunicazione da parte nostra, ma proprio perché è mancato quel tentativo di apertura, di dialogo, direi addirittura di sana e costruttiva curiosità, per riflettere sul perché ci trovavamo lì.

Non ci voleva una sforzo titanico: sarebbe bastato leggere i cartelli che reggevano quanti ci accompagnavano e, tra gli altri, invitavano al rispetto del Corano. Ecco, nessuna provocazione, nessuna strumentalizzazione, nessun clamore: semplicemente la voglia di raccogliere l’invito del Santo Padre a fare qualcosa di concreto per la libera circolazione dei testi sacri nel mondo. E perché allora non cominciare proprio dalla Libia, che ha dimostrato un’ottima intesa con l’Italia e che ha, tra l’altro, permesso al leader Gheddafi di consegnare copie del Corano durante la sua recente visita a Roma? Non abbiamo letto la sua come una provocazione, perché un gesto analogo, identico anzi, è stato accolto in modo opposto? Ancora non riesco a darmi una risposta che mi convinca, che vada oltre quella chiusura fine a se stessa che di continuo pregiudica un sano rapporto tra i popoli.
Insieme ai due motivi di delusione, ci sono però altrettante ragioni che mi spingono a guardare avanti con fiducia: da una parte con il collega Rivellini non ci fermeremo qui, ci impegneremo per chiarire l’equivoco scrivendo una lettera a Gheddafi e chiedendo di essere ricevuti direttamente da lui a Tripoli, per consegnargli quella copia della Bibbia che avremmo volentieri affidato all’ambasciatore. Dall’altro faremo pressioni all’interno del Parlamento di Strasburgo, perché la libertà di religione deve essere messa al primo posto nell’agenda dell’Unione europea e non solo a livello di annunci, di formule che suonano bene, ma sul piano delle azioni pratiche, dei fatti concreti.
I recenti tragici episodi di cronaca, è noto, hanno fatto suonare la sveglia. Noi abbiamo risposto con prontezza e, a prescindere da come sia andata e da chi ha remato contro di noi anche all’interno del nostro stesso schieramento, siamo fieri di quanto abbiamo fatto. Perché chi si ferma sull’uscio e si limita a criticare, non fa niente di buono, né per gli altri né tantomeno per se stesso.