17.11 - Intervento su Generazione Italia su immigrati Brescia
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La gru di Brescia e l’opportunità dell’integrazione
Ieri ero a Parigi per partecipare a un incontro che ho organizzato tra l’Esa, l’Agenzia spaziale europea, e il segretario generale delle Forze Armate italiane. Il mio pensiero, però, era altrove. Era a Brescia: non potevo credere che i quattro immigrati fossero ancora lì, in cima a quella gru, senza che nessuno, a livello politico nazionale, si stesse preoccupando seriamente della loro sorte. Senza che, inutile girarci intorno, il ministro Maroni fosse intervenuto di persona, il che mi pareva necessario e inevitabile. Senza che il prefetto la smettesse di considerare la questione soltanto dal punto di vista dell’ordine pubblico e la esaminasse nel merito. Così ho deciso di cambiare la prenotazione del mio volo per Roma e di raggiungere la città lombarda via Milano. Sono un eurodeputato, membro della commissione per gli Affari Esteri e di quella per l’immigrazione di Euromed; non appartengo a quel collegio, dunque mai nessuno potrà accusarmi di avere compiuto un gesto per finalità elettorali.
Se approfitto di questo sito per scrivere queste righe, è allora per condividere con voi attenti lettori il senso della mia esperienza. Sono arrivato a Brescia mentre i quattro stavano scendendo dalla gru, sono andato con loro in questura e ho avuto modo di incontrarli e di constatarne le condizioni di salute. Discrete per tre, un po’ meno per un quarto che è stato messo subito sotto osservazione. È giusto che io faccia i più sentiti complimenti al questore Vincenzo Montemagno e alle forze dell’ordine per avere gestito la situazione in modo intelligente e responsabile, ma l’idea che mi sono fatto, a differenza di quanto sostiene il prefetto, è che quei permessi dovevano essere concessi o negati in tempo reale. E non perché passi l’idea che sia giusto e lecito, allora, che basti una protesta simbolica per affermare le proprie ragioni, ma perché è impossibile che a Brescia siano oltre mille gli immigrati che stanno aspettando una risposta per essere messi in regola, da troppo tempo.
Ciò pregiudica loro, è vero, ma anche l’economia, visto che è impossibile per i datori di lavoro stipulare contratti regolari. È il momento di rivedere questa politica, facendo passare le competenze in capo ai comuni per snellire le procedure. E dobbiamo finalmente capire, visto che siamo tremendamente in ritardo su questo punto, che quando è rispettosa delle leggi l’immigrazione rappresenta una risorsa vitale per il nostro Paese. Ieri sera, nel ristorante dell’albergo di Brescia dove ci siamo fermati a dormire, siamo stati serviti da due cameriere di colore estremamente professionali e ineccepibili nello svolgere il loro lavoro. Questa è l’integrazione di cui parlo e a quegli immigrati sulla gru doveva essere concessa subito la stessa opportunità, quella di svolgere al meglio il loro lavoro, o rifiutata immediatamente qualora non avessero avuto i requisiti richiesti. Nessun privilegio dunque, solo l’esercizio di un diritto in una società oggetto di costante immigrazione.
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