Potito Salatto

Membro del Gruppo del Partito Popolare Europeo (Democratico Cristiano)

Biografia

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In molti mi considerano un politico atipico e di questa etichetta, devo ammetterlo, vado parecchio fiero. Sarà perché mi tengo a debita distanza dai palazzi del potere e mi trovo più a mio agio tra la gente comune, a stretto contatto con la cosiddetta società civile. Da loro, d’altronde, ho ricevuto la mia legittimazione, ho avuto l’incarico di rappresentarli in Europa dopo diversi anni senza l’ombra di ruoli istituzionali.
 
Un periodo in cui non sono stato certo a guardare. In cui, senza falsa modestia, penso anzi di avere fatto davvero tanto, senza vincoli o maggioranze a cui rendere conto: per esempio ho fondato «Assoforum», un coordinamento del libero associazionismo con oltre 110 realtà aderenti, un coro eterogeneo e sempre più consolidato di persone, un circolo virtuoso di proposte concrete e di idee. Di queste idee mi sono fatto portavoce un po’ ovunque, non solo in Italia, finché ho capito che era giunto il momento di compiere il passo successivo, di trasferire questa esperienza, questo bagaglio prezioso, in un contesto prestigioso come quello comunitario. E poi, se vogliamo dirla tutta, per me si tratta anche un cerchio che si chiude, visto che ho iniziato la mia carriera 30 anni or sono dando vita al Cudie, il Centro universitario d’iniziativa europea.
 
Parlo quattro lingue, ovvero l’inglese, il francese, lo spagnolo e il greco. Allo stesso tempo, però, sono molto legato al Lazio, e alla mia città, Roma. Sono stato consigliere comunale prima e regionale poi, fino ottenere la vicepresidenza della Giunta e del Consiglio in un secondo mandato. Sono stato per due volte assessore alla Formazione Professionale e una al Bilancio, tutti ruoli da cui ho imparato molto. Successivamente ho avuto la fortuna di collaborare con le Nazioni Unite, coordinando due programmi di sviluppo, uno in Albania e un altro in Kosovo. Oggi penso di avere trovato la perfetta sintesi, l’esito forse più scontato del mio percorso, racchiuso peraltro nello slogan della mia campagna elettorale: in Europa, per l’Italia.